Alla fine mi sono perso.
Quando mi sono messo ad inseguire l’idea di ciò che vuole il mercato, la creatività mi si è sciolta.
Scrivo canzonette.
In mancanza di un termine meno asettico, io sarei un melodista.
In mancanza di un termine meno antico, sono un cantautore.
Iniziai a scrivere canzonette intorno ai 14 anni perché ero alla ricerca di qualcosa che stordisse, almeno per qualche ora al giorno, la noia che mi addentava il collo. Essendo un animale sociale, anche l’idea di esibirmi mostrando la mia eventuale opera espressiva non mi sembrava affatto male.
Infatti negli anni a seguire mi sono proprio divertito, sia con le band (un paio), sia da solo a fare pianobar, sia a registrare in uno studio, sia a firmare un contratto discografico, sia a firmare anche il secondo, sia a fare interviste alla radio, sia ad andare in pellegrinaggio da Red Ronnie, sia ad essere a un soffio dal partecipare al Festival del Santo Remo ..
Ma a parte l’essermi divertito, zero carbonella (=nessun risultato concreto). Spesso mancava un soffio, spessissimo non mi hanno visto proprio.
Avevo appena passato i 30 anni e l’idea di escludere le canzonette dal mio quotidiano non mi sfiorava nemmeno, quindi si aprirono vari capitoli, il primo dei quali fu Scriviamo Per Altri. Potrei stilare una lista tragicomica coi nomi buffi dei cantantelli sconosciuti che sono stati lì lì per inserire un mio pezzo nel loro disco, ma anche lì lì poi non è successo niente (un’esempio). Allora si aprì il capitolo Facciamo Della House, ovvero ‘tentiamo di raccattare qualcosa passando per altra via‘. Ma l’altra via (quella della musica house) non la conoscevo, e i risultati sono stati timidi, ma talmente timidi da non richiedere prosecuzione. Però nel frattempo avevo notato che cantare in inglese mi faceva sembrare più sciolto e così continuai a scrivere le mie canzonette che però adesso erano un po’ house e per lo più cantate col mio inglese maccheronico (ma mai peggio di quello di Sabrina Salerno).
Per fortuna avevo anche una vita da vivere quando, dopo un paio d’anni, mi ritrovai con parecchio tempo libero: avevo smesso spontaneamente di scrivere.
Alla fine mi ero perso.
Quando ho inseguito l’idea di ciò che vuole il mercato (che evidentemente non è ciò che voglio io), la creatività mi si è sciolta come se fosse ormai inutile. Incarognendomi sul risultato da portare a casa, avevo dimenticato che la conditio sine qua non è che per far uscire la musica serve l’illusione di poter attingere al proprio istinto, lontano dai calcoli, altrimenti non è divertente.
Un po’ alla volta, il messaggio ormai mi era arrivato chiaro e forte – per quanto tu ti diverta a fare quello che fai, ciò che scrivi non Ci attizza. Firmato, la Discografia Italiana – e devo dire che non faceva neanche tanto male. Passata la voglia, finito l’amore.
E mo’? Tremate tremate: le note son tornate a girarmi fra i neuroni la mattina appena sveglio (come un tempo!). Si vede che mi serviva una pausa per lasciare che i nodi che avevo incautamente stratificato si sciogliessero al vento tiepido dell’inattività creativa. Ora scrivo innanzitutto perché mi è rifiorita la voglia, e poi perché ho uno zoccolo duro di amici cari che appena scrivo una canzonetta nuova va in brodo di giuggiole (forse mentono spudoratamente, ma grazie comunque!), il che rifocilla il mio ego e mi traghetta verso la prossima canzonetta.
La mia idea è di affacciarmi (con cadenza ancora da stabilire) a questo mio blog e di postare le mie novità musicali quando ce ne sono, oppure postare ciò che del mio passato rappresenta bene anche il mio presente, perché a volte guardo indietro e non mi riconosco. Non riesco ad essere lo stesso di sempre ..
Questo è l’ultimo nato, Lo Stesso Di Sempre, registrato a casa mia il 4 giugno 2009.
Quello nel video sono io (e sì, i basettoni d’argento sono veri).
LO STESSO DI SEMPRE
La perfezione non è mortale
La via di fuga è a un quarto alle tre
Non te lo dicono sul giornale
Non lo rivela chi sta con te
L’inammissibile muta ancora
E hai da vivere sempre di più
Non è possibile non cambiare
Se a questo mondo ci sei anche tu
Non sono lo stesso di sempre
Ho avuto parecchie ristampe però
Andando a tempo
C’è complementarità
Se i giorni ti sembrano uguali
Però comunque ne porti i segnali perciò
Puoi far di meglio
Che fare finta di no
Volevo un bisturi personale
Per somigliare all’idea che ho di me
Rubavo facce da ricordare
Così ho scoperto cos’altro c’è
Con gli occhi vigili sul tuo mondo
Con gli occhi spieghi qualcosa di te
In che maniera ti guardi intorno
Come mi vedi se stai con me
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